giovedì 9 agosto 2012

Passeggeri della terra Biocosmisti russi di Michael Hagemeister

 La rossa di Nessuno MIMESIS 5-2010

Passeggeri della terra
di

Michael Hagemeister


Il 4 gennaio del 1922 il giornale moscovita e organo del governo sovietico “Izvestija” pubblicava un singolare appello. Con le parole d’ordine di “immortalismo e interplanetarismo” vi si esortava ad attuare immediatamente i due soli veri diritti fondamentali dell’uomo, il “diritto ad essere” e il “diritto alla libertà di movimento nello spazio cosmico”. Secondo gli estensori dell’appello, la limitatezza temporale e spaziale dell’uomo sarebbe una condizione insopportabile e considerarla una “necessità naturale” costituirebbe per loro un fatto del tutto inaccettabile. Vi si rivendicava, per contro, il diritto ad una vita illimitata e a una incondizionata libertà di movimento per tutti - anche per i defunti. L’appello era sotto-scritto dal “Creatorio degli Anarchici Biocosmisti Russi e Moscoviti”.

Questo appello era stato preceduto dalla pubblicazione di un programma d’azione in cui si affermava: «Con la presente dichiarazione poniamo con forza all’ordine del giorno la questione della realizzazione dell’immortalità personale... E vi aggiungiamo anche il dominio dello spazio. Non ci riferiamo semplicemente all’aviazione - si tratterebbe infatti di un obiettivo troppo modesto - ma all’aeronautica spaziale. Non bisogna essere più semplici spettatori, occorre invece partecipare attivamente alla vita del cosmo. Il nostro terzo compito consiste nella resurrezione dei morti. La nostra preoccupazione è rivolta all’immortalità della persona in pieno possesso delle sue forze intellettuali e fisiche. La resurrezione dei morti rappresenta la reintegrazione dei defunti in una tale perfezione». congiunto di tutti gli uomini associati in vista di questo scopo - e naturalmente con l’impiego delle più recenti conquiste della scienza e della tecnica. Essendo tali obiettivi la risposta al più intimo anelito di ogni uomo all’infinitezza e airimmortalità, essi rappresenterebbero la sola istanza in grado di superare tutte le contraddizioni sociali e di unire l’umanità senza l’intervento della coercizione statale. Secondo i biocosmisti, i comunisti e gli “altri” anarchici, i quali si accontentano di trasformare la società e di abolire lo Stato convinti di aver realizzato in tal modo il passaggio dal “regno della necessità” al “regno della libertà”, non si spingerebbero abbastanza lontano. Gli anarchici biocosmisti, al contrario, rivendicano “la massima libertà e il massimo diritto della personalità”, e con ciò la completa liberazione dalla “prigione della natura” e la piena sovranità dell’uomo sullo spazio e sul tempo.

La conquista dello spazio e il dominio sul tempo, rivendicati dai biocosmisti con la tipica “impazienza rivoluzionaria” degli anarchici, erano espressione di quell’atmosfera da nuovo inizio, carica di tensioni utopistiche, tipica degli anni che seguirono la Rivoluzione d’Ottobre. Regnava allora l’attesa che scienza, arte e tecnica, una volta liberate dalle catene dei discordanti interessi particolari e, per la prima volta, poste al servizio del bene collettivo dell’umanità, avrebbero ricevuto uno slancio inatteso e aperto la strada verso un “futuro luminoso”, abbattendo anche le ultime barriere che impedivano l’accesso al “regno della libertà”, ossia le limitazioni dell’uomo nello spazio dei processi geologici, meteorologici e cosmiici, il ringiovanimento artificiale e ungamento indefinito della vita, fino arrivare alle visioni relative al completo dominio    e trasformazione dell’universo, alla jne di un ultrapotente Uomo Nuovo e ragiungimento dell’immortalità.
Leo Trotskij, il lucido rivoluzionario di professione, sognava un’epoca in cui si considererà “il mondo come duttile argilla utile a modellare forme di vita sempre più perfette” e sì imparerà “a spostare fiumi e montagne e a edifìcare palazzi sulla cima del Monte i e sul fondo dell’Atlantico”. L’uomo limiterà a riconfigurare la terra “secondo il proprio gusto”, ma “armonizzerà” se stesso, “sottometterà i processi indei proprio organismo... al control-a ragione e della volontà”, divenen-al modo “più forte, più intelligente e isibile”. Lo scrittore Maxim Gorkij a i popoli del mondo ad unirsi e a trare le proprie forze nella battaglia la natura. Con l’entusiasmo acritico cienza tipico dell'autodidatta, annun-‘Lavoro e conoscenza prevalgono su Senza dubbio arriverà un giorno in cui l'uomo diventerà padrone della natura e pace di prodigi tali da eliminare ogni e ostacolo al suo volere. Forse con-i anche gli spazi interplanetari, vin-morte, così come tutte le malattie e itime carenze. E allora si avrà, molto lmente, il paradiso in terra”.

Reintegrazione universale

L'edificazione di un paradiso terrestre esigeva naturalmente che coloro che vi avevano  contribuito, i defunti, le “vittime sacrificali storia”, alla fine vi avessero parte, con l'auusilio della tecnica e della scienza avrebbero dovuto essere realizzato, senza ricorso alla dimensione trascendente, ciò che fine dei tempi e la loro redenzione universale - dal momento che per i Giusti non può esservi beatitudine in presenza di un’eterna “massa dannata” e dei suoi tormenti infernali - e ciò cui la filosofia russa, in maniera più astratta, aspirava come riproduzione della originaria “uni-totalità”.

Tale progetto, una complessiva e immanente opera di auto-perfezionamento e auto-redenzione, ha trovato la sua formulazione più radicale negli scritti di Nikolaj Fèdorov (1829-1903), il semplice e altruista bibliotecario del Museo Rumjancev di Mosca. In Filosofia dell’opera comune, opera postuma pubblicata in due volumi tra il 1906 e il 1913, Fèdorov esortava ad unirsi nell’“opera comune” del dominio totale e della trasformazione dell’universo, della lotta e del superamento della morte, e della resurrezione - più precisamente: della completa restituzione-riproduzione di tutti i morti. Il mondo, secondo Fèdorov, verserebbe in uno stato deplorevole proprio perché dominato da morte e distruzione, e sarebbe pertanto bisognoso di un rinnovamento completo. Malattia e morte contrassegnano in maniera marcante la vita dell’uomo, il quale da parte sua non possiede niente di proprio, neanche la “sua” vita. Tutto gli è dato e può essergli tolto in qualsiasi momento. Una simile esistenza non può dirsi libera, essa è anzi avvilente e priva di senso. Scopo di un essere difettivo, consapevole della propria caducità e della propria mortalità, non può che essere quello di diventare immortale.

Causa di tutti i mali che conducono alla morte è per Fèdorov una natura cieca e irrazionale che genera e distrugge senza senso e scopo. Occorre pertanto liberarsi da questa dipendenza attraverso la progressiva sotto-missione della natura alla ragione. E solo l’uomo, in quanto essere razionale e creativo, è capace di tale impresa. Solo l’uomo, attraverso il lavoro “proiettivo” dell’opera comune, può trasformare il dato naturale.
qualcosa di elaborato, razionalizzato, “artificiale” e perciò imperituro. Attraverso il dominio su se stesso e sulla natura esterna, e la loro trasformazione in un’“opera d’arte”, l’uomo-artista elimina ogni scissione, distruzione, transitorietà, e ogni limitazione di spazio e tempo. Dimostrare che tale atto costituisca anche un obbligo morale dell’uomo costituisce l’obiettivo etico principale di Fèdorov, il quale soleva definire la sua dottrina “supramoralismo”. Sotto il dominio della morte, l’esistenza umana infatti non è solo priva di senso, ma anche immorale: finché l’uomo riceve la vita attraverso la nascita invece di crearla da sé, egli la toglie ad altri e si rende pertanto colpevole nei loro confronti. Un’esistenza costruita “sulle tombe delle generazioni precedenti” è per Fèdorov profondamente riprovevole e l’idea di un “progresso” rispetto alle vittime sacrificali è cinica e assurda. L’uomo ha pertanto il    dovere di creare vita e restituirla a coloro da cui l’ha ricevuta; egli ha il “dovere della resurrezione”.

Dal momento che tutti gli uomini hanno ricevuto la propria vita, tale dovere si estende senza eccezioni all’intera umanità. Da ciò nasce l’appello morale rivolto a tutti i viventi (i “figli”) ad unirsi fraternamente per sconfiggere la morte e restituire fisicamente tutti i defunti (i “padri”) tramite razionali mezzi tecnico-scientifici. La stessa resurrezione dei morti viene descritta da Fèdorov in maniera completamente meccanico-materialistica come un rintracciarne, raccoglierne e sintetizzarne le “particelle” disperse, come un compito “della tecnica e dell’arte cosmotellurica”. Analogamente ad altri pensatori dell’epoca, Fèdorov partiva dal presupposto che bastassero solo poche informazioni su di un uomo per ricostruirlo nella propria individualità. La “formula strutturale” di un uomo sarebbe contenuta in tutto ciò che egli ha prodotto, ragione per cui di tutte le generazioni scomparse prende il posto della riproduzione “naturale”, la quale produce solo aborti destinati alla morte e perpetuanti il ciclo insensato di nascita e morte in uno stato di cieca colpevolezza naturale destinato a condurre il mondo al declino. L’amore filiale deve sostituire il desiderio sessuale, e la “forza spaventosa che si manifesta nella libidine” deve servire non più alla moltiplicazione ma alla creazione di una vita immortale.
Resurrezione di tutti e completa liberazione dalle catene della natura mortifera. Solo la comunità completa dell’umanità (compresi i defunti) è in grado di compiere l’universo e trasformarlo in un’opera d’arte.
Sarà possibile parlare legittimamente di perfezione e immortalità solo quando tutti, senza eccezioni, vi avranno parte e il dolore e l’ingiustizia accumulatisi nel corso della storia sarà cancellato. Il progetto di redenzione di Fèdorov risulta in tal modo completo: creato da tutti per tutti, il suo paradiso intramondano realizza l’unità di tutti gli uomini nel tempo e nello spazio, e non conosce più né “dannati” né “vittime della storia”.
Lo scopo di Fèdorov corrisponde a quello espresso dalla rappresentazione ereticocristiana di una “reintegrazione di tutti”, e in questo si distingue da tutti i progetti di immortalità elaborati dagli autori di sinistra del tempo. Questi, infatti, riservavano non a tutti la resurrezione e una vita illimitata. Le classi sconfitte dalla storia, gli sfruttatori e i “nemici del popolo” devono sparire senza lasciare tracce. L’immortalità resta riservata ad una elite, grandi personalità, martiri socialisti e eroi rossi. Il principale documento di ciò è rappresentato dalla laboriosa conservazione della salma di Lenin, il quale attende, incorruttibile, la resurrezione nella sua bara di Biancaneve.
La reintegrazione di tutte le generazioni nell'essere immortale non implica solo la vittoria sul tempo, essa necessità anche della conquista dello spazio.Infatti senza il dominio sullo spazio stellare la coesistenza simultanea di tutte le generazioni non è possibile, e dall'altra parte il completo dominino stellare è altrettanto impossibile senza la resurrezione». Nella ricerca della avi”, i “figli” si liberano delle forza di gravità”, espressione della caducità e della mortalità. Essi non oziosi passeggeri della Terra”, ;ma trasformeranno piuttosto quest’ultima in un astronave con cui esploreranno le immensità dell'universo, facendone lo spazio vitale delle generazioni risorte. La resurrezione globale secondo le parole di Fedorov, coinciderà con la “vittoria completa su spazio e  tempo, così, con la fine della storia: ‘dalla Terra al Cielo’ è la vittoria sullo spazio (onnipresenza). Il la morte alla vita o la simultanea coesistenza di tutte le discendenze (generazioni è il   trionfo sul tempo», Per penetrare nello spazio cosmico e assicurarsi esistenza in tutti i mondi dell’universo l'uomo deve acquistare la capacità di creare il proprio corpo, e cioè di sintetizzarlo nateria cosmica elementare. “Il nostro corpo deve essere la nostra opera”, non si stancherà di dichiarare Fedorov. Solo in tal modo l’uomo si trasformerà gradualmente da essere di natura caduco in un’opera artificiale-indipendente e autoregolata. Nel corso di questo processo egli amplierà il proprio orizzonte, incrementerà la propria sensibilità  con l’accrescersi del sapere aumenterà il suo potere. Tramite “regolazione picofisiologica”, il controllo del-manifestazioni corporeo-spirituali, egli si creerà organi «che non solo saranno capaci il crescere dell’erba, ma anche o delle molecole e degli atomi di tutto l'universo, condizione della resurrezione e della riconfigurazione dell’intero universo.
. Anche gli strumenti di cui l’uomo si serve diventeranno organi del suo corpo artificiale. Nonostante tali mutazioni, l’uomo non perderà propria essenza, al contrario egli sarà più se stesso con il realizzarsi di cio che era rimasto fino allora solo nei pensieri o nei desideri: “le oscillazioni dell’anima diventeranno ali del corpo”.

In proposito, Fedorov sviluppò una serie di arditi progetti tecnici, che spaziano dal controllo e dalla regolazione dei processi climatici all’utilizzazione dell’elettricità atmosferica attraverso l’ausilio di dirigibili, fino alla trasformazione della terra in un’astronave manovrabile verso la conquista dell’universo e la colonizzazione dei pianeti. Alcuni di questi progetti furono ripresi nella propaganda degli anni che seguirono la Rivoluzione, per essere poi dimenticati.

Le cose andarono diversamente al programma di conquista dell’universo, con cui un bizzarro e quasi sordo insegnate di fisica e matematica di provincia acquisì in quegli stessi anni una fama mondiale. Si tratta di Konstantin Ciolkovskij (1857-1935), “il padre della moderna tecnica missilistica”. Già in vita lo schivo “eccentrico di Kaluga” divenne un eroe della propaganda sovietica; e dopo la sua morte, il consiglio dei commissari del popolo decretò l’edificazione di un monumento per immortalarne il ricordo. Con l’inizio dell’epoca dei viaggi spaziali, Ciolkovskij fu definitivamente acclamato come un eroe. In suo onore fu costruito a Mosca un mausoleo gigantesco situato davanti all’hotel “Kosmos”, la sua casa a Kaluga divenne un museo, il suo ritratto appare su francobolli, medaglie e cartoline; strade e scuole gli furono dedicate e fu girato un film sulla sua vita (il poeta Evgenij Evtusenko ne interpreta il ruolo principale).

Resta tuttavia pressoché ignoto il fatto che Ciolkovskij abbia sviluppato una singolare “filosofia cosmica”. Considerata dall’autore la propria prestazione più significativa, questa fu la matrice esplicita di tutti i calcoli,

i    progetti cosmonautici e le innovazioni costruttive in cui questi fu impegnato in tutto il corso della sua vita. I viaggi nello spazio rappresentavano per Ciolkovskij, come per FSrlnrnv solo un mezzo, uno strumento
Inizialmente, l’interesse di Ciolkovskij era rivolto esclusivamente ad assicurare le condizioni della sopravvivenza dell’umanità. Giacché la vita sulla terra è minacciata da sovrappopolazione e catastrofi e, con lo spegnersi del sole tra 20 milioni di anni, su di essa incombe la “morte termica”, per assicurare la propria sopravvivenza in quanto specie, l’umanità dovrà abbandonare la terra e migrare nello spazio cosmico. Celebre e assai citata l’affermazione di Ciolkovskij del 1911: “La terra è la culla dell’umanità. L’umanità non può tuttavia restare in eterno nella culla. Spinta dal desiderio di luce e spazio, essa varcherà dapprima timidamente il confine dell’atmosfera, per lanciarsi in seguito alla conquista dell’intero sistema solare”.

Secondo Ciolkovskij, tramite la conquista delle sfere interplanetarie e intergalattiche l’umanità potrà ridimensionare i pericoli legati ai suoi condizionamenti cosmologici, schiudere nuovi spazi vitali e nuove fonti energetiche, diventando una forma di vita indelebile nell’universo. Ma l’emancipazione dalla terra non è finalizzata solo a garantire la sopravvivenza, essa crea piuttosto il presupposto necessario per l’auto-perfezionamento dell’umanità: secondo Ciolkovskij, tramite selezione artificiale dei migliori, eliminazione degli inferiori e procreazione asessuata (partenogenesi) sorgerà una nuova specie di superuomini, i quali saranno così superiori all’uomo contemporaneo, fisica-mente, intellettualmente, moralmente e esteticamente, come questo si distingue dalle forme di vita inferiori. Nel corso dell’evoluzione cosmica, l’umanità perderà la propria corporeità, si trasformerà in una sorta di radiazione e così diventerà “immortale nel tempo e infinita nello spazio”. Già nel 1911 aveva scritto: “La vita dell’umanità non ha limiti, e neanche il suo intelletto e la sua opera di perfezionamento. Il suo progresso dura in eterno . E se cio è vero allora non c'è alcun dubbio che essa possa raggiungere l'immortalità.

Il    potere dei perfetti

La fede di Ciolkovskij nel progresso ha tuttavia conseguenze spaventose. Dal momento che ogni atomo porta con sé l’aspirazione alla perfezione e alla felicità, l’“etica del cosmo” pretende che non ci sia “in nessun luogo dell’universo” neanche la minima traccia di malattia, dolore e follia. Compito dell’uomo è di agire in sintonia con tale anelito universale e di eliminare come fonti di sofferenza e vittime sacrificali tutte le forme di vita imperfette, inutili e nocive - tra queste il vegetariano Ciolkovskij include tutti gli ammali, la maggior parte delle piante, ma anche gli uomini fisicamente e moralmente difettivi. “Il fondamento delle nostre leggi”, scrive Ciolkovskij già nel 1917, “deve essere il perfezionamento dell’uomo e l’eliminazione di tutte le forme di vita imperfette”. A differenza di Fedorov, la cui attenzione era rivolta in via prioritaria a compensare la colpa nei confronti dei “padri”, Ciolkovskij è interessato esclusivamente all’allevamento di una nuova superumanità: “Il potere dei perfetti si estende su tutti i pianeti, tutti gli spazi vitali, ovunque. Senza infliggere dolore, esso estirpa tutti i germogli imperfetti della vita e li sostituisce con il proprio genere maturo. In ciò l’uomo si comporta come il giardiniere che elimina dal terreno tutta l’erbaccia inutile e vi lascia solo la verdura migliore!”

Portare a compimento in maniera mirata l’opera della natura tramite allevamento, innesti e annientamento, accelerare in maniera violenta l’“estinzione” dell’“imperfetto” che ancora “sopravvive” per aprire la strada al progresso, all’uomo nuovo - questa è nel ventesimo secolo una figura fondamentale del pensiero totalitario. Ciolkovskij ritorna continuamente su questo tema, dilungandosi con piacere in pedanti descrizioni circa il programma di isolamento e estirpazione di tutte le forme di vita inutili e dannose per mezzo di squadre di lavoro rigidamente organizzate durante il processo di tarsformazione dell’universo in un paradiso cosmico a felicità».

La filosofia cosmica» della redenzione e sviluppata da Ciolkovskij è una stravagante miscela di elementi filosofici e visioni del mondo. Ciolkovskij si definiva un “biocosmista” e un “panp-sichista' credeva che la materia fosse animata e parlava di “atomi viventi e gioiosi. Egli definiva l’universo come un “esse vivente  dotato di ragione e di “volontà assoluta' determinanti anche l’agire umano. Egli credeva inoltre in esseri immortali, molto più sviluppati degli uomini quasi incorporei e perciò pressoché impercettibili per l’uomo. Era convinto che questi esseri - i quali nelle sue descrizioni presentano analogie con angeli o spiriti - intervengano nella vita in maniera benefica dell'uomo, siano in grado di leggere i suoi pensieri e di fargli pervenire messaggi tramite segni celesti” - egli assicurava inoltre di aver osservato personalmente e in più occasioni siffatti segniti segni.

La rapresentazione di Ciolkovskij di una parte dell'umanità protesa verso uno sviluppo costante e destinata a trasformarsi infine in una radiazione luminosa costituisce un motivo centrale del mito gnostico, un mito risalente all'antichità e ampiamente diffuso nella cultura russa attraverso le «dottrine segrete di teosofi e antropofosi. Lo scopo del processo  universale sarebbe la liberazioione divino-luminosa dell’anima umana dal cupo e sofferente corpo terreno e al paradisiaco regno della luce.
Gli esseri inferiori e decaduti nel mondo, tra cui vanno annoverati  in particolare gli animali invece vanno ricacciati e annientati.
 È interessante notare come dottrine esoteriche relative alla redenzione universale rappresentino il movente  delle ricerche e delle attività tecnico scientifice di Ciolkovskij, le quali sono poi alla  base del programma spaziale sovietico e della sua propaganda.

La pretesa di trasformare e dominare l'universo, e di eliminare la morte si fonda su una comprensione magica della scienza e della tecnica, ovverossia sul pensiero di matrice gnostica secondo cui l’uomo, attraverso il sapere, assumerebbe il potere sulle potenze di questo mondo e trasformerebbe completamente il mondo in funzione dei propri scopi, per diventare egli stesso onnipotente, onnisciente, onnipresente e immortale. Le radici di tale pensiero affondano nelle visioni utopistiche del diciottesimo e diciannovesimo secolo e nelle sue concezioni materialistico-positivistiche. Secondo tali concezioni, un costante progresso verso il meglio, fondato sullo sviluppo della scienza e della tecnica, culminerebbe da ultimo - e qui emerge il suo carattere di rimitizzazione o risacralizzazione - in una redenzione di sé dalla propria finitezza e in un paradiso in terra.

Le conseguenze terroristiche di tale fede in un progresso e in una redenzione intramondane sono note: la “ribellione contro la morte” ha prodotto milioni di morti e la “liberazione dalla prigione della natura” ha coinciso con l’allestimento della più grande prigione della terra. Retrospettivamente, è possibile identificare il motivo per cui i progetti utopistici poterono rovesciarsi nel proprio opposto distopico. Si vede bene infatti - anche in Fèdorov - come l’esclusività dell’onnicomprensiva “opera comune” non ammette deviazioni o soluzioni individuali. Sviluppati allo scopo di condurre l’umanità nel regno della felicità, i progetti futuristici dei primi anni del ventesimo secolo divennero dottrine salvifiche dotate di potenza storica.

In Russia, lo scientismo magico, unito all’aspirazione all’immortalità e ad una vita celeste, è ancora molto virulento. Ne è una testimonianza il cosiddetto “cosmismo russo”, un’ibrida ideologia sorta nel tardo periodo sovietico e dotata di ampia risonanza nell’epoca post-sovietica. Celebrata dai suoi sostenitori come redentrice “filosofìa del futuro, il cosmismo russo proietta l'immagine di un umanità che , in quanto consapevole e attivo pilota dell’evoluzione, allarga la propria “noocrazia” su spazio e tempo, fino a raggiungere lo status di divinità in quanto onnipotente e immortale “superorganismo” al termine della realizzazione di un piano cosmico, rischiarando di senso l’intera storia e le sue vittime.

Anche in occidente, anche se lievemente mascherati, ritornano i progetti in apparenza stravaganti della modernità russa nelle visioni dell’ipermodemità. I “padri” resuscitati di Fédorov, meccanicamente ricomposti a partire dalle loro “particelle”, si sono trasfigurati in macchine umane - robot, cyborg, androidi —, mentre le neuro- e le nanotecnologie, insieme alle tecnologie genetiche, stanno cancellando i confini tra organico e artificiale, creato e procreato. L’“eroe rosso” non sopravvive più adesso “custodito nel gran cuore della classe operaia” o mummificato in un mausoleo, bensì scannerizzato in un computer e come clone replicante.

(trad. it. dal tedesco di Paolo Primi)
Note

1 Intervento apparso sulla Frankfurter Allgemeine









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